Luca sta osservando con il cannocchiale l’avifauna presente in quel momento nello specchio d’acqua difronte a noi quando, con felice sorpresa, scorge in lontananza, accanto ad un capanno per cacciatori, una spatola bianca, nome scientifico Platalea leucorodia, intenta a sondare con il becco il fondo acquitrinoso.
Il nome scientifico “Platalea leucorodia” deriva dal greco “platýs” cioè “largo e piatto“, riferito alla caratteristiche del suo becco; “Leucorodia” deriva dal termine greco “leukorhøidiós” cioè “airone bianco” e questo in quanto questi due uccelli, la spatola e l’airone bianco, ad eccezione del becco, presentano delle somiglianze come lo si può notare nella foto di seguito pubblicata che li ritrae assieme.
Io e Luca aspettiamo fiduciosi che l’esemplare di spatola si avvicini un po’ di più a noi per potergli scattare qualche foto.
Da tempo avevo in mente di realizzare questa foto… anitre in volo sul Delta del Po. Con pazienza ho aspettato l’attimo fuggente…, l’istante unico che si è materializzato davanti all’obiettivo della macchina fotografica con l’ambientazione che nella mia mente avevo immaginato
Partiamo da questa premessa: fotografare gli uccelli in volo nel loro ambiente naturale potrebbe sembrare facile ma facile non è.
Alcuni sostengono che per un fotografo la fotografia naturalistica è la cosa più difficile a farsi. Per il momento è la cosa a cui piace dedicarmi.
Voglio partire dal passato, da quando negli anni ’70 ho iniziato a fotografare auto da rally.
I primi scatti alle auto da rally li ho fatti nel 1977 in occasione del Rally Campagnolo che si è corso sulle strade dell’entroterra della provincia di Vicenza e in quel caso ho usato una vecchia macchina fotografica a pozzetto che un amico mi aveva prestato.
Un’impresa per me riuscire a ricavare con questa tipologia di macchina fotografica qualche bel scatto fotografico delle auto in corsa.
Gru cenerine. Data scatto: 15 febbraio 2025. Località: Delta del Po, Italia. Fotocamera OM-1 Mark II+ OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS, 328 mm, efov 657 mm, 1/500 sec, F6.3, ISO 320, no treppiede (Foto Maurizio Romio)Coppia di Gru cenerine. Data scatto: 15 febbraio 2025. Località: Delta del Po, Italia. Fotocamera OM-1 Mark II+ OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS, 600mm, efov 1200 mm, 1/800 sec, F6.3, ISO 500, no treppiede (Foto Maurizio Romio)Gru cenerine nel Delta del Po. Data ripresa video: 15 febbraio 2025. Località: Delta del Po, Italia. Fotocamera OM-1 Mark II+ OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS (Maurizio Romio)
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Picchio è il nome comune di vari uccelli che appartengono alla famiglia dei Picidi.
Le specie più note sono il picchio verde (Picus viridis), il picchio cenerino (Picus canus), il picchio nero (Dryocopus martius), il picchio rosso (Dryobates major).
Il nome scientifico del genere Dryobates deriva dal greco antico e sta a indicare il camminare sugli alberi.
Infatti caratteristica del picchio è la capacità di arrampicarsi sugli alberi e di rimanervi aggrappato attraverso l’uso delle forti unghie ricurve. Altra caratteristica comune della specie è di avere un becco particolarmente forte che gli permette di scalfire le parti tenere di un tronco allo scopo sia di procurarsi insetti e larve come pure, dopo aver scavato al suo interno una profonda galleria, di costruirsi il nido.
Il picchio verde, ritratto nella foto, è l’unica specie di picchio che normalmente scende a terra. Infatti questo uccello ama nutrirsi a terra di formiche e delle loro uova delle quali è particolarmente ghiotto. Altra caratteristica del picchio verde è quella di farsi sentire nell’ambiente che lo circonda con un suono vocale mentre ad esempio il picchio rosso ama comunicare attraverso il suono che deriva dal suo battere il becco sul tronco degli alberi.
Fotografare il picchio verde non è facile in quanto è particolarmente attento e diffidente. Era da tempo che osservavo, in zona “boschetta” a Costabissara, gli spostamenti dell’esemplare che ho fotografato. Avvicinarmici non è stato facile. Lo attendevo dove in precedenza l’avevo visto e lui regolarmente si posizionava dove io mi ero messo ad aspettarlo la volta precedente. Alla fine sono riuscito a fotografarlo e devo evidenziare che la lunghezza del teleobiettivo che ho usato, l’OM System M.Zuiko ED 150-600mm f/5.0-6.3 IS Sync, micro quattro terzi, equivalente nel formato 35mm ad un teleobiettivo 300-1200mm, mi ha agevolato. Come corpo macchina ho usato l’OM-1 mark II.
Avifauna in Costabissara (Vicenza). The Green Woodpecker
Woodpecker is the common name for various birds belonging to the Picidae family.
The best known species are the green woodpecker (Picus viridis), the ashen woodpecker (Picus canus), the black woodpecker (Dryocopus martius) and the red woodpecker (Dryobates major).
The scientific name of the genus Dryobates derives from the ancient Greek and indicates walking on trees.
In fact, characteristic of the woodpecker is the ability to climb trees and cling to them through the use of strong, curved claws. Another common characteristic of the species is that it has a particularly strong beak that allows it to scratch the soft parts of a trunk in order both to get insects and larvae and, after digging a deep tunnel inside, to build its nest.
The green woodpecker, pictured here, is the only woodpecker species that normally comes down to the ground. In fact, this bird likes to feed on the ground on ants and their eggs of which it is particularly fond. Another characteristic of the green woodpecker is that it makes itself heard in its surroundings with a vocal sound, while the red woodpecker, for example, likes to communicate through the sound it makes when beating its beak on the trunk of trees.
The green woodpecker is not easy to photograph as it is particularly alert and wary. I had been observing the movements of the specimen I photographed for some time in the ‘boschetta’ area in Costabissara. Approaching it was not easy. I waited for him where I had seen him before, and he regularly positioned himself where I had been waiting for him the previous time. In the end, I managed to photograph him and I must point out that the length of the telephoto lens I used, the OM System M.Zuiko ED 150-600mm f/5.0-6.3 IS Sync, a micro four-thirds lens, equivalent to a 300-1200mm telephoto lens in 35mm format, made it easier. As a camera body I used the OM-1 mark II.
“Attenti alla poja”, questa, espressa in dialetto veneto, era l’indicazione, come mi racconta mia mamma Oliva, che veniva data in passato ai bambini che vivevano nelle fattorie di campagna.
E sì perché questo rapace, la Poiana comune (Buteo buteo Linnaeus, 1758), lungo circa 50-55 cm, con una apertura alare che può arrivare a 128 cm e con un peso che può raggiungere i 1400 grammi, incuteva timore.
Non tanto perché potesse essere di pericolo ai bambini ma in quanto ai bambini era deputato il compito di prestare attenzione durante il giorno alla “poja” affinché non sottraesse i pulcini alla chioccia. Infatti, un tempo, era usuale che le chiocce portassero i loro pulcini ad esplorare gli spazi aperti in prossimità delle fattorie e questo costituiva un pericolo in quanto dall’alto poteva all’improvviso piombare su di loro la Poiana che li avrebbe afferrati e portati via con i poderosi artigli.
Gallo e chioccia con pulcini.
Questo rapace può costituire un ipotetico pericolo per l’uomo solamente se si transita nel periodo della cova, in primavera-estate, nei pressi del nido. In questo caso per difendere i suoi piccoli la Poiana comune potrebbe attaccare chi in quel momento è visto come una minaccia.
Poiana comune
Sempre legato a questo rapace in passato era il detto scherzoso “ma gheto visto la poja?”. Questa frase dialettale veneta veniva verbalizzata nel momento in cui qualcuno si presentava un po’ scosso, magari con i “capelli dritti” per lo spavento appena preso.
Stormo di Gru in volo sul Delta del Po. Porto Tolle, 05 02 2025. (Maurizio Romio)
Desideravo da tempo fotografare le Gru.
L’occasione che mi ha permesso di veder realizzata questa mia speranza è stato l’invito da parte di un amico ad un breve viaggio nel Delta del Po all’insegna del birdwatching.
Sapevo che riuscire a vedere e scattare qualche foto a questo grande uccello migratore, le Gru cenerine o eurasiatiche (Grus grus), libere in natura in quest’area, sarebbe stato un po’ difficile però, come si dice, “la speranza è l’ultima a morire” e, se si rimane a casa, magari nella nostra zona “confort”, le opportunità diminuiscono ulteriormente.
Due sono i periodi migratori delle Gru, quello invernale, di novembre e dicembre e quello primaverile, di febbraio e marzo.
In novembre, dicembre le Gru iniziano a migrare dai siti riproduttivi del nord Europa verso i luoghi più temperati della penisola Iberica, le coste del nord Africa e le aree del Medio Oriente. Il viaggio di ritorno, dai siti di svernamento ai siti riproduttivi, inizia invece verso febbraio marzo.
Ecco che allora io e il mio amico, anche lui appassionato di fotografia naturalistica, partiamo di buon mattino verso i luoghi del Delta del Po con la speranza di scattare alcune foto anche a qualche esemplare di Gru cenerina.
Giriamo in auto per le aree vallive intorno alla Sacca degli Scardovari in località di Porto Tolle ma delle Gru nessun segno.
Ci fermiamo presso l’Oasi di Ca’ Mello. Ci addentriamo nell’Oasi e scattiamo qualche foto.
Ad un certo punto il mio amico, più esperto di me nel riconoscimento degli animali, mi dice: “Maurizio, senti questo suono? È il canto delle Gru”.
Usciamo in campo aperto per vedere di localizzare visivamente le Gru.
Purtroppo non riusciamo a vederle e da lì a poco il loro canto si fa sempre più flebile fino a scomparire del tutto. Le Gru si erano allontanate.
Stiamo rientrando a piedi indirizzati al punto di parcheggio della nostra auto ed ecco che in lontananza, alzando lo sguardo al cielo, compare ai nostri occhi uno stormo di Gru costituito da circa una ventina di esemplari.
Sono emozionato.
Scatto qualche fotografia del loro passaggio.
E’ la prima volta che vedo le Gru. In questa occasione le ho viste in volo e non a terra ma ne sono ugualmente felice. Sono fiducioso che avrò ancora l’opportunità di vederle e ritrarre la loro sosta in questi luoghi suggestivi del Delta del Po.
Note: per le fotografie pubblicate ho utilizzato come corpo macchina una OM SYSTEM OM-1 MARK II e come lente il teleobiettivo OM System M.Zuiko ED 150–600mm f/5.0-6.3 IS Sync
“Rosa” ed “Alfredo” sono i nomi di fantasia di due esemplari di oche che spesso si possono incontrare nel laghetto dell’Oasi Selgea, una riserva naturale collocata al confine tra i tre comuni di Zugliano, Lugo di Vicenza e Fara Vicentino, in provincia di Vicenza.
Un amico di nome Luca, appassionato di fotografia naturalistica, condividendo la mia stessa passione, mi ha invitato a far visita a questa riserva naturale e così, una domenica mattina, assieme, ci rechiamo presso quest’area naturale per scattare qualche foto ai suoi abitanti.
Subito ad accoglierci è venuto “Piero”, un simpatico esemplare di scoiattolo rosso comune, nome scientifico Sciurus vulgaris, che ci osserva curioso dalla sommità di un ramo di un albero.
Scoiattolo rosso
Ecco che, mantenendo lo sguardo verso la cima degli alberi, si nota una coppia di airone cenerino, Ardea cinerea, intenta a preparare il nido che tra poco diventerà la culla dei loro pulcini.
Coppia di Airone cenerino intenta a preparare il nido
Si vede con quanta attenzione e amore il maschio di airone offra un piccolo ramoscello alla compagna per completare il loro nido. Nel caso di questa specie di volatili infatti il nido viene realizzato, già a partire dai primi giorni di febbraio, dalla femmina che intreccia i piccoli rami fornitogli dal maschio.
Lo scricciolo, (Troglodytes troglodytes) è fra gli uccelli più piccoli che possiamo a volte vedere, magari lungo le siepi accanto alle nostre abitazioni o fra gli arbusti di un fitto sottobosco.
Scricciolo (Troglodytes troglodytes)
Uccellino dall’ atteggiamento fiero, lo scricciolo, con i sui circa 8-10 cm di grandezza ed un peso di circa 9 grammi, poco più il peso di una moneta da un euro, contende il primato di uccello più piccolo d’ Europa ad un altro volatile di piccole dimensioni, il regolo comune (Regulus regulus), quest’ultimo poco più piccolo dello scricciolo.
Regolo comune (Regulus regulus), il più piccolo uccello d’Europa. Caratteristica sul suo capo la strisciolina color giallo, nel caso di un esemplare femmina, o color arancione nei maschi. Costabissara, dicembre 2024. Foto Maurizio Romio.
Amante dei luoghi umidi e freschi lo scricciolo si sposta in continuazione in cerca di insetti, ragni o piccole larve e dal punto di vista “del fotografo” se lo si vuole fotografare metterà alla prova il nostro tempismo nello scatto.
Scricciolo (Troglodytes troglodytes)
Di forma rotonda e aggraziata si presenta con una simpatica codina spesso sollevata verso l’alto. Le sue corti ali non gli permettono lunghi voli e perciò è più portato a destreggiarsi fra la vegetazione con piccoli salti da un ramo all’altro.
Diversamente però da quello che la sua piccola taglia potrebbe far supporre il maschio di scricciolo ama intonare un canto dal suono vigoroso udibile spesso a lunga distanza. Questo accade soprattutto nel periodo riproduttivo primaverile quando attraverso il canto attira a sé le femmine e delimita il suo territorio.
Lo scricciolo non corre particolari rischi di estinzione ma può risentire della modificazione antropica dell’ambiente. Infatti nella mia zona di residenza, dove l’ambiente naturale ha subito da parte dell’uomo importanti modificazioni, incontrare questo piccolo uccello, rispetto al passato, è diventato molto più raro.
The wren, a small, lively bird that never stays still.
The wren, (Troglodytes troglodytes) is among the smallest birds we can sometimes see along the hedges of our homes or among the shrubs of dense undergrowth.
At about 8 to 10 cm in size and weighing about 9 grams, slightly more than the weight of a one-euro coin, it contends for the record of Europe’s smallest bird with another tiny bird, the common wren (Regulus ignicapilla), the latter of which is slightly smaller than the wren.
A lover of moist and cool places the wren is constantly moving inside bushes in search of insects, spiders or small larvae and from the “photographic” point of view if we want to photograph it it tests our timing in taking the shot.
Round and graceful in shape and proud in appearance, it presents itself with a cute little tail often raised upward. Its short wings do not allow it long flights and so it is more apt to juggle dense branches with small leaps.
Contrary, however, to what its small size might lead one to suppose, the male wren loves to intone a vigorous-sounding song that is often audible from a long distance. This is especially during the spring breeding season when through song he wishes to attract females and demarcate his territory.
The wren is in no particular danger of extinction but may be affected by anthropogenic modification of the environment. In fact, in my area of residence where the natural environment compared to the past has undergone major modifications by man, encountering this small bird has become much rarer.
Dati di scatto delle immagini/ Image Shooting Data:
Foto Maurizio Romio. Data scatto: gennaio 2025. Località: Costabissara (VI), Italia. Fotocamera OM-1 Mark II+ OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS, 600 mm, efov 1200 mm, 1/250 sec, F6.3, ISO 250, no treppiede, crop. – Date taken: January 2025. Location: Costabissara (VI), Italy. Camera OM-1 Mark II + OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS, 600 mm, efov 1200 mm, 1/250 sec, F6.3, ISO 250, no tripod, crop.
Foto Maurizio Romio. Data scatto: dicembre 2024. Località: Costabissara (VI), Italia. Fotocamera OM-1 Mark II+ OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS, 391mm, efov 782mm, 1/500 sec, F6.3, ISO 500, no treppiede, crop – Date taken: December 2024. Location: Costabissara (VI), Italy. Camera OM-1 Mark II + OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS, 391mm, efov 782mm, 1/500 sec, F6.3, ISO 500, no tripod, crop
Foto Maurizio Romio. Data scatto: gennaio 2025. Località: Costabissara (VI), Italia. Fotocamera OM-1 Mark II + OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS, 600mm, efov 1200mm, 1/1600 sec, F6.3, ISO 10000, no treppiede, crop – Photo Maurizio Romio. Date taken: January 2025. Location: Costabissara (VI), Italy. Camera OM-1 Mark II + OM System M.Zuiko 150-600 F5.0-6.3 IS, 600mm, efov 1200mm, 1/1600 sec, F6.3, ISO 10000, no tripod, crop.