Fotografare gli uccelli in volo. Momenti di caccia fotografica con l’OM-1 mark II e il teleobiettivo OM System 150-600mm 5.0-6.3 IS Sync

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Partiamo da questa premessa: fotografare gli uccelli in volo nel loro ambiente naturale potrebbe sembrare facile ma facile non è.

Alcuni sostengono che per un fotografo la fotografia naturalistica è la cosa più difficile a farsi. Per il momento è la cosa a cui piace dedicarmi.

Voglio partire dal passato, da quando negli anni ’70 ho iniziato a fotografare auto da rally.

I primi scatti alle auto da rally li ho fatti nel 1977 in occasione del Rally Campagnolo che si è corso sulle strade dell’entroterra della provincia di Vicenza e in quel caso ho usato una vecchia macchina fotografica a pozzetto che un amico mi aveva prestato.

Un’impresa per me riuscire a ricavare con questa tipologia di macchina fotografica qualche bel scatto fotografico delle auto in corsa.

Rally Campagnolo 1977- Zordan Antonillo – Dalla Benetta Danilo,  Porsche 911 Carrera 2.7, foto Maurizio Romio
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Gli artigli della poiana comune

Poiana comune

“Attenti alla poja”, questa, espressa in dialetto veneto, era l’indicazione, come mi racconta mia mamma Oliva,  che veniva data in passato ai bambini che vivevano nelle fattorie di campagna.

E sì perché questo rapace, la Poiana comune (Buteo buteo Linnaeus, 1758), lungo circa 50-55 cm, con una apertura alare che può arrivare a 128 cm e con un peso che può raggiungere i 1400 grammi, incuteva timore.

Non tanto perché potesse essere di pericolo ai bambini ma in quanto ai bambini era deputato il compito di prestare attenzione durante il giorno alla “poja” affinché non sottraesse i pulcini alla chioccia. Infatti, un tempo, era usuale che le chiocce portassero i loro pulcini ad esplorare gli spazi aperti in prossimità delle fattorie e questo costituiva un pericolo in quanto dall’alto poteva all’improvviso piombare su di loro la Poiana che li avrebbe afferrati e portati via con i poderosi artigli.

Gallo e chioccia con pulcini.

Questo rapace può costituire un ipotetico pericolo per l’uomo solamente se si transita nel periodo della cova, in primavera-estate, nei pressi del nido. In questo caso per difendere i suoi piccoli la Poiana comune potrebbe attaccare chi in quel momento è visto come una minaccia.

Poiana comune

Sempre legato a questo rapace in passato era il detto scherzoso “ma gheto visto la poja?”. Questa frase dialettale veneta veniva verbalizzata nel momento in cui qualcuno si presentava un po’ scosso, magari con i “capelli dritti” per lo spavento appena preso.

Passeggiando lungo le vie di Costabissara

Passeggiando lungo le vie del mio paese, il comune di Costabissara in provincia di Vicenza, con un po’ di attenzione non è difficile scorgere fra i rami degli alberi un piccolo passeriforme, di dimensioni intorno ai 12 cm,  dai colori sgargianti: il cardellino (nome scientifico Carduelis carduelis).

Il suo piumaggio lo rende immediatamente identificabile: maschera del viso color rosso sangue, testa nera all’apice e bianca ai lati, ali nere con banda gialla.

Questo uccellino si nutre principalmente di semi e quindi per la sua localizzazione è bene prestare attenzione a quelle piante che gli offrono il cibo di cui nutrirsi.

È il caso ad esempio del liquidambar styraciflua, noto anche come albero della gomma dolce, un albero originario del Nord America e presente anche nel nostro comune di Costabissara, un albero molto apprezzato per la sua bellezza e per i suoi splendidi colori autunnali simili a quelli dell’acero.

I frutti del liquidambar sono sferici, prima verdi e poi marroni, e contengono al loro interno i semi di cui il cardellino ama nutrirsi. Questi frutti rimanendo a lungo sulla pianta costituiscono anche nel periodo invernale una importante fonte di nutrimento per molti tipi di uccelli.

Il suo becco corto, appuntito e robusto gli permette di forare i semi di cui si nutre. Nel cardellino il dimorfismo sessuale è facilmente riconoscibile. La mascherina rossa sul viso del maschio va oltre l’occhio mentre nella femmina non supera la sua metà. 

Il suo nome, cardellino, è tratto dal nome della pianta, dei semi della quale ama nutrirsi: il cardo.

Rimanendo nella tradizione, ed in particolare nella tradizione cristiana, si dice che la corona di spine posta sul capo di nostro Signore Gesù, al momento della crocifissione, fosse costituita dai rami irti di spine di questa pianta, il cardo. Un cardellino preso a compassione si adoperò per togliere le spine conficcatesi nella fronte di Gesù;  il sangue di Cristo impregnò le piume del viso del cardellino conferendogli da quel momento il caratteristico colore rosso sangue della sua maschera facciale.

Per la ripresa di queste immagini ho utilizzato la seguente attrezzatura fotografica:

Macchina fotografica: OM System OM-1 mark II

Obiettivi: OM SYSTEM M. Zuiko Digital 150-600mm F5.0-6.3 IS

Il buon pastore e la pecora smarrita

Per il buon pastore nessuna pecora può andare perduta perché ogni pecora è importante

Nessuna distanza tiene lontano il buon pastore dalla pecora smarrita

Altri, magari soffermandosi a guardare l’estensione del gregge, potrebbero pensare diversamente 

Non ci sono pecore perdute ma solo pecore che vanno ritrovate

Il buon pastore accompagna al suo gregge la pecora smarrita per riprendere assieme il cammino

(Le foto pubblicate in questo post sono state scattate da Maurizio Romio in località Costabissara in data 04-05/02/2024. Spunti di riflessione tratti dal discorso di Papa Francesco in occasione dell’Udienza Generale in Piazza San Pietro del 4 maggio 2016)

In un mio post del 2011 dal titolo “I pastori a Costabissara” così scrivevo

I pastori a Costabissara

Come in primavera c’è chi aspetta l’arrivo delle rondini così io da bambino a Costabissara aspettavo l’arrivo dei… pastori.

Sì, proprio i pastori…

Il proprietario del gregge si chiamava Albino ed era coadiuvato nel lavoro da alcuni suoi famigliari.

Residenti a Gallio, i pastori con il loro gregge giungevano puntualmente ogni inverno a Costabissara provenienti dall’Altopiano di Asiago.

Sostavano qualche giorno nelle nostre campagne bissaresi e riprendevano poi la transumanza verso altre località.

L’arrivo dei pastori era per me motivo di gioia. Durante il giorno li seguivo nei loro spostamenti riuscendo a cogliere vari aspetti della loro attività.

Ho avuto modo di apprendere per esempio l’importante ruolo dei cani da pastore.

Ai cani era affidato il compito di raggruppare il gregge.

Al semplice fischio del pastore i cani si mettevano in azione, il gregge in breve tempo era ricompattato e pronto per trasferirsi al successivo pascolo.

Il contributo dei cani era importante anche per la salvaguardia dei singoli animali.

Ricordo ad esempio quando una pecora, caduta in una roggia, fu salvata grazie al fatto che Mori, uno dei cani che seguiva il gregge,  accortosi di quanto accaduto, abbaiando,  aveva attirato l’attenzione sul povero animale in procinto di annegare permettendo così il suo salvataggio.

Alla sera i pastori preparavano il loro ricovero per la notte sul campo del nonno. I miei occhi di bambino guardavano con stupore questo strano letto, fatto di un sottofondo di fieno e di paglia.  Avranno freddo? Come faranno a dormire all’aperto? Queste le domande che mi ponevo.

La giornata si concludeva con la cena dei pastori a casa dei nonni.  Abitualmente portavano con sè tutto il necessario, bastava solamente che mia nonna Cesira scaldasse loro il cibo.  Questa era anche l’occasione per fare un po’ di filò.

Il giorno dopo, al rientro a casa terminata la scuola, scrutavo dalla finestra l’orizzonte per vedere se in lontananza riuscivo a scorgere il gregge… inutilmente… Albino e suo fratello con il loro gregge erano partiti.

Provavo tristezza…  ma di una cosa ero certo… il prossimo inverno sarebbero tornati.

In queste grigie giornate invernali provate ad affacciarvi alla finestra… non si sa mai… magari si può ancora scorgere a Costabissara qualche pastore di passaggio con il suo gregge…

Anno 1962 – Pastori a Costabissara – Maurizio Romio

Pastori a Costabissara 1962. Io ritratto in foto in groppa all’asino con a fianco mia mamma Oliva (foto di papà Tarcisio)

Pastori a Costabissara 1962. Sempre seguito dall’asinello.

Pastori a Costabissara 1962. In primo piano assieme ad un agnello. In lontananza la fattoria Spiller

Ritornando al presente…

Ritornando al presente, proprio in questi primi giorni di febbraio 2024 dal poggiolo della mia camera, guardando lontano, ho scorto un gregge di pecore. Ho comunicato l’evento ai miei famigliari e tutti assieme ci siamo recati nei suoi pressi.

Un gregge di circa 700 pecore proveniente dall’Altopiano di Asiago accudito da tre pastori.

Proprio quasi come 60 anni fa.

Anche adesso (febbraio 2024), come un tempo, i pastori con il loro gregge sono rimasti alcuni giorni nelle campagne bissaresi prima di trasferirsi in altri pascoli.

Di seguito per l’occasione alcuni scatti fotografici negli stessi luoghi di 60 anni fa.

Pastori a Costabissara – febbraio 2024 (foto Maurizio Romio)

Pastori a Costabissara – febbraio 2024 (foto Maurizio Romio)

La bruciatura delle paglie di riso

La bruciatura delle stoppie e delle paglie per le superfici coltivate a riso, dove consentito dai regolamenti regionali e comunali, è una pratica che ha lo scopo di eliminare le sementi infestanti, i patogeni ed evitare nel corso degli anni la formazione nel terreno di composti dannosi per la coltivazione del riso.

La bruciatura delle stoppie e delle paglie è praticata, anche se in misura minore rispetto al passato, in varie aree della nostra penisola, come ad esempio nell’area del Delta del Po dove viene coltivato il Riso del Delta del Po I.G.P.

Risaia nel Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Bruciatura delle paglie di riso nel Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Bruciatura delle paglie di riso – Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Bruciatura delle paglie nelle risaie del Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Bruciatura delle paglie di riso – Delta del Po (foto Maurizio Romio)
La bruciatura delle paglie di riso al tramonto nel Delta del Po (foto Maurizio Romio)

(Le foto inserite nel post sono state scattate con una fotocamera Olympus Digital Camera OM-D E-M10 Mark III – lente Olympus M.Zuiko ED 17 mm F 1.2 PRO)

Rice straw burning

The burning of stubble and straw for rice-growing areas, where permitted by regional and municipal regulations, is a practice aimed at eliminating weed seeds, pathogens and avoiding over the years the formation in the soil of compounds harmful to rice cultivation. Stubble and straw burning is practiced, although to a lesser extent than in the past, in various areas of our peninsula, such as in the Po Delta area where Po Delta I.G.P. rice is grown.

(The photos included in the post were taken with an Olympus Digital Camera OM-D E-M10 Mark III – Olympus M.Zuiko ED 17 mm F 1.2 PRO lens)

Il cimitero di Montepulgo

Vista panoramica della località Montepulgo di Cornedo Vicentino

Il mio viaggio nei ricordi legati alla famiglia di origine mi ha portato a parlare della località di Montepulgo che si trova nel Comune di Cornedo Vicentino in provincia di Vicenza.

Nel mio post “Gli Zaupa e la località di Montepulgo” ho citato il cimitero di Montepulgo ed ora riporto una storia legata  a questo sacro luogo e ad alcuni miei famigliari, come la bisnonna materna Margherita Zaupa.

Tutto inizia nel lontano 1954 quando gli abitanti di  Montepulgo ricevono dal Comune di Cornedo Vicentino l’autorizzazione a costruire il cimitero che avrebbe consentito loro di aver vicino  i propri cari defunti. Mancano però le risorse economiche per poter realizzare quest’opera ed ecco allora che inizia quello che nell’opuscolo “I ricordi di don Giovanni Munari nel 50° anniversario della Chiesa  parrocchiale di Montepulgo (4 ottobre 1952 – 5 ottobre 2002)”, viene ricordato come “l’Avventura per il Cimitero”,  che porterà, nel 1955,  una bambina di nome Dorina Zaupa fino agli studi televisivi della RAI, a  Roma.

Ecco quanto tratto da “I ricordi di don Giovanni Munari nel 50° anniversario della Chiesa  parrocchiale di Montepulgo (4 ottobre 1952 – 5 ottobre 2002)”:

                                   L’  “AVVENTURA”  per il CIMITERO

                                   °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Il Comune di Cornedo, aveva accolto l’istanza perché a Montepulgo ci fosse, dopo la

Chiesa, anche il Cimitero: Fino allora tre erano i Camposanti dei parrocchiani, secondo

il Comune di residenza. – Castelgomberto per la contrada CARLETTI

Priabona per l’alta Vallugana: PERUZZI-BELLOLI-COSARI-DE FACCI –

Cereda per quelli del Comune di Cornedo……….

L’Ingegner Paolo Zaupa, ne aveva fatto il progetto….Don Pietro Zaupa regalò il

terreno, il Comune mandò a Roma la richiesta di un contributo, al Ministero dei Lavori

Pubblici, tenuto allora dal Ministro Romita.

Un giorno arrivò sul tavolo del Ministro una letterina, diretta alla RAI che pressappoco

diceva così:

                     CARA RAI

Tu che abiti a Roma, domanda al Governo se può mandare i soldi per fare il Cimitero

del mio paese, Montepulgo….perché ho la nonna molto vecchia, e quando muore la

portano molto lontano ed io alla domenica non posso portare il fiorellino sulla sua

tomba……..  ti ringrazio tanto……..

                                                                          ZAUPA DORINA 

 

Settembre 1954: arriva in paese una camionetta della RAI da Venezia, due “cineasti”

s’incontrano col parroco e con la DORINA e vengono “girate” delle scene:….

 

– Tre vecchietti che davanti alla chiesa discutono, parlano, “dice il

  commentatore” del Cimitero lontano…

– La Dorina che si mostra servizievole con la nonna, andando alla fontana

della contrada ad attingere acqua…

– Il parroco con i chierichetti tutti sudati, che tornano da un funerale…

Girate le scene la camionetta riparte “con tanti saluti..e..buona fortuna!!”

E la fortuna arriva a fine gennaio 1955 con l’invito da Roma, di trovarsi il

seguente 6 febbraio, alla RAI, in via Teulada con la bambina.

Il Parroco e Dorina sono a Roma il pomeriggio del giorno fissato…

Li accoglie una signora (dicono responsabile del telegiornale) che dà

delle indicazioni per il mattino seguente, per l’incontro con il Ministro dei

Lavori Pubblici….dice: “la bambina me la porterei a casa mia, perché ho

la domestica che è da Valli del Pasubio… e credo sia lieta di parlare “in

dialetto veneto” con lei”….Mentre la Dorina va con la signora, don

Giovanni viene indirizzato all’albergo di Piazzale Clodio per la cena ed il

pernottamento….Lì, trova un cameriere che è da Padova “onorato di

servire un’ottima cenetta ad un prete vicentino…(già paga la RAI!!!)

Il mattino seguente, i due si ritrovano alla RAI; la Dorina si trova vestita

a nuovo, con uno scatolone di cioccolatini da dividere con la nonna e le

amichette del paese: Si parte con una Jeppe attrezzata per il Ministero..

Ministro è l’On. Romita, don Giovanni, (istruito dal “regista”) si ferma alla

porta dello studio….Dorina si avanza mentre il Ministro saluta con un

cenno il prete,…e raccomanda al TRUCCATORE: “mi raccomando, di

riuscire bene, perché a casa mi guarderanno…è la prima volta che mi

vedono in Televisione!!”

Intanto Dorina si avvicina al tavolo e dice: “Scusa, sei tu il Governo??”

-No io non sono il Governo “dice l’Onorevole, “ma ho visto la tua bella

letterina,…tu sei brava e buona, perché ami la nonna….anch’io ho una

nipotina che mi vuol tanto bene…ecco.. porta al tuo Sindaco questa –

carta-, il governo concede 3 milioni per il Cimitero del tuo paese…ciao… e

salutami la nonna”… ancora un – telesaluto al Parroco – ed i due escono

dal Palazzo, mentre la telecamera segue Don Giovanni che si allontana

tenendo per mano Dorina, mentre con l’altra mano regge una – valigetta a

soffietto – caratteristica a quei tempi dei preti in viaggio…

Così termina l’-avventura romana- ed a Montepulgo nel 1956 verrà

inaugurato il Nuovo Cimitero…

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Margherita Zaupa (classe 1874) ritratta in una foto d'epoca

La nonna a cui fa riferimento nella lettera Dorina Zaupa è la mia bisnonna materna, la signora Margherita Zaupa (1874-1961), qui ritratta in una foto d’epoca. La nipote Oliva Zaupa, mia mamma, la ricorda di carnagione e occhi chiari.  

Leggendo il racconto mi sembra di rivedere “la vita” di quel tempo a Montepulgo, con le persone dedite alla raccolta della legna, all’allevamento, alla coltivazione del tabacco, alla caccia, bambini che studiano e giocano, qualche persona anziana che lentamente cammina sulla strada.

Un saluto

Maurizio Romio