Occhi puntati sul fotografo

Momenti di caccia fotografica nel Comune di Costabissara in provincia di Vicenza.

Capriolo fotografato a Costabissara in zona Fornaci area umida Boschetta . Foto Maurizio Romio (01/07/2022)
Colombaccio a Costabissara zona Fornaci area umida Boschetta. Foto Maurizio Romio
Anatra con pulcini a Costabissara in zona Fornaci roggia Contarina. Foto Maurizio Romio
Lepre a Costabissara zona Fornaci area umida roggia Contarina. Foto Maurizio Romio

Le foto sono state scattate con una fotocamera Olympus OM-D E-M10 MARK III abbinata ad un obiettivo zoom Olympus M. Zuiko 100-400 f5.0-6.3 IS (corrispondente nel pieno formato 35 mm ad uno zoom 200-800 mm).

Le libellule del biotopo di Roggia Contarina

Libellule femmina. Foto Maurizio Romio

Che cos’è un biotopo?

La parola deriva da due parole greche, “Bios” che significa “Vita” e “Topos” che significa “Posto”.

In biologia con il termine biotopo si identifica un’area ambientale specifica in cui vive una determinata specie animale o vegetale o convivono più specie diverse. In quest’area le condizioni fisiche e ambientali rimangono sostanzialmente inalterate nel corso del tempo permettendo alle specie autoctone di vivere e riprodursi.

Secondo questa descrizione possiamo allora riferirci con il termine “biotopo” all’ambiente acquatico di roggia Contarina, una roggia che attraversa il Comune di Costabissara in provincia di Vicenza. 

Come specie autoctone di roggia Contarina in località Fornace indico la colonia di libellule che da sempre ho visto esistere in questo tratto di roggia.

Ma di quale specie di libellule si tratta?

Sono libellule della specie “Calopteryx virgo” e “Calopteryx splendens”. Sono libellule dai colori sgargianti che spaziano nel caso dei maschi dal blu metallico al violaceo mentre nel caso degli esemplari femmina dal verde al bronzo. Sono libellule indicate anche con il termine “Damigelle d’acqua”, per il loro volo leggero e graziato.

Llibellula femmina. Foto Maurizio Romio

Una differenza che si può facilmente notare tra le due specie, Calopteryx virgo e splendens, la troviamo nella colorazione delle ali degli esemplari maschi. Ad esempio nella specie “Calopteryx virgo” il colore blu delle ali dei maschi è uniforme mentre nella specie Calopteryx splendens la colorazione blu la si nota in particolar modo a partire dalla metà e fino alla parte finale delle ali mentre è assente nella parte iniziale.

Sono specie che prediligono gli ambienti d’acqua corrente, poco inquinati e ricchi di ossigeno. Da sottolineare che alcuni popoli Nativi Americani indicano le libellule come il simbolo dell’acqua pura.

Le libellule hanno un sistema alare molto efficace che permette loro di librarsi in aria rimanendo ad esempio ferme in un punto. Per questa loro particolarità sono anche simbolo di equilibrio. Hanno due paia di ali la cui membrana è rinforzata da una fitta rete di vene. Favorite dalla loro destrezza nel volo sono formidabili cacciatrici di zanzare.

Libellula femmina. Foto Maurizio Romio

Le libellule della specie Calopteryx virgo e Calopteryx splendens, molto diffuse in passato, al giorno d’oggi stanno diventando una rarità. Dette anche “libellule di acqua corrente” sono quasi scomparse in molte regioni italiane a causa della distruzione degli ambienti idonei al loro sviluppo.

Libellula femmina. Foto Maurizio Romio

Il ciclo vitale delle libellule è il seguente: la femmina, a seconda della specie, depone le uova fecondate in acqua o le inserisce all’interno del tessuto immerso delle piante acquatiche.  Le uova si schiudono e nasce la larva che rimane e si sviluppa in acqua. Giunta alla maturità la larva esce dall’acqua e si trasforma, attraverso la metamorfosi, in insetto aerobico alare. Il ciclo vitale della libellula si conclude in quest’ultimo periodo vissuto all’aria aperta. Da lì a poche settimane la libellula morirà, giusto dopo aver avuto il tempo per l’accoppiamento e il deposito delle uova fecondate. Ed è così che per la libellula il ciclo della vita si ripete… e questo fino a quando il suo ambiente naturale glielo consentirà.

Libellula Calopteryx splendens maschio. Foto Maurizio Romio

(Note: prosegue il mio apprendimento all’uso del super telefoto zoom micro quattro terzi Olympus 100-400 f5.00-6.3 IS. Le foto pubblicate in questo post sono state scattate a mano libera con una fotocamera Olympus OM-D E-M10 MARK III abbinata a questo super tele obiettivo zoom Olympus. Le foto che seguono sono state scattate con lo zoom alla massima estensione di 400 mm, lunghezza focale equivalente nel formato full frame 35 mm a 800 mm).

Altri esemplari fotografati lungo le sponde di roggia Contarina in località Fornace:

Esemplare maschio di Platycnemis pennipes, nome comune Zampalarga. Foto Maurizio Romio
Anax imperator. E’ fra le più grandi libellule europee. Tra le caratteristiche identificative di questa specie si può evidenziare il disegno pentagonale nero sulla fronte. Foto Maurizio Romio
Esemplare femmina di Crocothemis erythraea, nome comune Frecciarossa, ripresa in volo.
Questo è un esempio di omocromia, somiglianza di colore. La femmina fotografata presenta un colore rosso somigliante a quello del maschio. La femmina normalmente è di colore bruno giallastro. Foto Maurizio Romio (velocità otturatore 1/2500 sec; apertura f6.3; lunghezza focale 400 mm formato micro quattro terzi/800mm formato in pellicola 35 mm)

The dragonflies of the Roggia Contarina biotope

What is a biotope?

The word comes from two Greek words, “Bios” which means “Life” and “Topos” which means “Place”.

In biology, the term biotope identifies a specific environmental area in which a certain animal or plant species lives or where several different species coexist. In this area, the physical and environmental conditions remain substantially unchanged over time, allowing native species to live and reproduce.

According to this description, we can then refer with the term “biotope” to the aquatic environment of the Contarina canal, a canal that crosses the Municipality of Costabissara in the province of Vicenza.

As a native species of Contarina canal in the Fornace area, I indicate the colony of dragonflies that I have always seen exist in this stretch of canal.

But what species of dragonflies are we talking about?

They are dragonflies of the species “Calopteryx virgo” and “Calopteryx splendens”. They are dragonflies with bright colors ranging in the case of the males from metallic blue to purple while in the case of the females  from green to bronze. They are dragonflies also referred to with the term “Water damsels”, due to their light and graceful flight.

A difference that can be easily noticed between the two species, Calopteryx virgo and spendens, is found in the coloration of the wings of the male specimens. For example, in the species “Calopteryx virgo” the blue color of the wings of the males is uniform while in the species Calopteryx splendens the blue color is particularly noticeable starting from the middle and up to the final part of the wings while it is absent in the initial part.

They are species that prefer flowing water environments, which are little polluted and rich in oxygen. It should be emphasized that some Native American peoples indicate dragonflies as the symbol of pure water.

Dragonflies have a very effective wing system that allows them to hover in the air and for example remain stationary in one point. For this particularity they are also a symbol of balance. They have two pairs of wings whose membrane is reinforced by a dense network of veins. Favored by their dexterity in flight, they are formidable hunters of mosquitoes.

Dragonflies of the species Calopteryx virgo and Calopteryx splendens, very widespread in the past, are now becoming a rarity. Also known as “dragonflies of running water” they have almost disappeared in many Italian regions due to the destruction of the environments suitable for their development.

The life cycle of dragonflies is as follows: the female, depending on the species, lays the fertilized eggs in water or inserts them inside the immersed tissue of the aquatic plants. The eggs hatch and the larva is born, which remains and develops in the water. Having reached maturity, the larva comes out of the water and transforms itself, through metamorphosis, into an aerobic winged insect. The life cycle of the dragonfly ends in this last period lived in the open air. Within a few weeks, the dragonfly will die, just after having had time for mating and depositing the fertilized eggs. And this is how the cycle of life repeats itself for the dragonfly…

(Notes: my learning to use the Olympus 100-400 f5.00-6.3 IS, super telephoto zoom micro four thirds IS combined with my Olympus OM-D E-M10 MARK III, continues. The photos published in this post were taken hand-held with an Olympus OM-D E-M10 MARK III camera paired with this Olympus super telephoto zoom lens.

Il pescatore – Testimonianze dal Delta del Po

Pescatore nella sacca degli Scardovari nel Delta del Po. Foto Maurizio Romio

Così inizia il suo racconto il pescatore che ho incontrato in un giorno di luglio 2021 nei pressi del porto di Scardovari a Porto Tolle.

Ho iniziato a pescare a tredici anni. Il prossimo anno, in agosto, faccio tombola, ne compirò 90 di anni. Sono della classe 1932 e ancora oggi continuo questa attività che fino a pochi anni fa ho esercitato a livello professionale. La pesca ce l’ho nel sangue, è dentro di me.

Con questa mia professione sono riuscito a garantire una casa e un reddito alla mia famiglia composta da mia moglie e quattro figli. Diversamente dal presente, in passato si riusciva a pescare molto più pesce e si poteva ricavare un buon reddito. Un tempo nelle nostre acque, ad esempio, in una battuta di pesca riuscivi a catturare molti chilogrammi di anguille, anche di grandi dimensioni, mentre ora se ne catturi qualche esemplare sei fortunato.

Una domanda: ma Lei, nel corso della sua professione di pescatore, ha praticato la pesca in mare?

La risposta mi ha sorpreso.

In mare? In mare a pescare sarò uscito solo tre volte e in una di queste uscite ho anche avuto paura. Dopo quelle esperienze iniziali non sono più uscito in mare a pescare.

Io esercito la pesca in acque interne, lungo i rami del Po oppure all’interno della Sacca degli Scardovari o della Sacca del Canarin.

I don’t remember any other places where…

I have been to Sierra Leone three times, the first time in 1986, then in 1988 and the last in 1991.

Last week I digitized about 2,000 slides that I shot in Sierra Leone on these three occasions. I have seen through these images the places but above all the people I met in those years  and that I still keep in my heart. I don’t remember any other places where leaving them I cried.

Sierra Leone – Il bambino guardiano (1986) – The Guardian Child ( 1986)

Sacca degli Scardovari – Valle Bonello

Delta del Po – Sacca degli Scardovari – Valle Bonello (foto Maurizio Romio)

Il relitto di Valle Bonello è il testimone delle antiche valli salmastre che contornavano nel Delta del Po la Sacca degli Scardovari.

Delta del Po – Sacca degli Scardovari – Valle Bonello (foto Maurizio Romio)
Delta del Po – Sacca degli Scardovari – Valle Bonello (foto Maurizio Romio)
Delta del Po – Sacca degli Scardovari (foto Maurizio Romio)

La bruciatura delle paglie di riso

La bruciatura delle stoppie e delle paglie per le superfici coltivate a riso, dove consentito dai regolamenti regionali e comunali, è una pratica che ha lo scopo di eliminare le sementi infestanti, i patogeni ed evitare nel corso degli anni la formazione nel terreno di composti dannosi per la coltivazione del riso.

La bruciatura delle stoppie e delle paglie è praticata, anche se in misura minore rispetto al passato, in varie aree della nostra penisola, come ad esempio nell’area del Delta del Po dove viene coltivato il Riso del Delta del Po I.G.P.

Risaia nel Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Bruciatura delle paglie di riso nel Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Bruciatura delle paglie di riso – Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Bruciatura delle paglie nelle risaie del Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Bruciatura delle paglie di riso – Delta del Po (foto Maurizio Romio)
La bruciatura delle paglie di riso al tramonto nel Delta del Po (foto Maurizio Romio)

(Le foto inserite nel post sono state scattate con una fotocamera Olympus Digital Camera OM-D E-M10 Mark III – lente Olympus M.Zuiko ED 17 mm F 1.2 PRO)

Vacanze 2020 nel Delta del Po

In questa estate del 2020 mi sono dedicato all’esplorazione della parte sud del Delta del Po.

Ho iniziato con una “zingarata” in gommone nel mese di luglio coinvolgendo mia moglie e i nostri due figli. Varo e alaggio del gommone a Scardovari e camping nautico lungo il Po delle Tolle.

In agosto campo base terrestre in caravan, in località Ca’ Mello, presso l’agriturismo “Caprissio”.

Agricampeggio Caprissio – notturna (foto Maurizio Romio)
La Via Lattea vista dall’agricampeggio Caprissio (foto Maurizio Romio)

Appassionato di fotografia, nel corso del tempo ho maturato alcuni obiettivi: fotografare un Martin Pescatore in volo, immortalare il salto di un delfino, fotografare i fenicotteri rosa nel loro ambiente naturale. Il Martin Pescatore in volo l’ho fotografato nell’estate del 2019 (https://www.romio.family/2019/10/01/how-fast-has-been-my-camera-olympus-pen-e-pl3/), questa estate del 2020 ho fotografato il salto del delfino e i fenicotteri rosa.

Di seguito alcuni scatti fotografici effettuati con una fotocamera Olympus OM-D E-M10 Mark III.

Ho piacere sottolineare inoltre che in questi luoghi immersi nella natura io e la mia famiglia abbiamo avuto modo di conoscere molta brava gente, accogliente e simpatica, ricca di tradizioni e conoscenze che gentilmente ci hanno trasmesso.  Ricordo fra le tante persone conosciute il signor Angelo che ci ha parlato delle risaie, il signor Simone che ci ha parlato dell’importanza in questi luoghi delle idrovore, dei musei del Delta del Po, dell’allevamento delle api, il signor X che ci ha raccontato di quanto ricchi di pesce erano in passato questi luoghi, la signora Micaela che ci ha reso edotti delle gioie e delle fatiche della coltivazione della lavanda, il signor Osvaldo e sua moglie che, per quanto abbiano nei loro viaggi visto i più bei luoghi del mondo,  amano ritornare in questi luoghi del Delta del Po.

Sacca degli Scardovari (foto Maurizio Romio)
Cavane in Sacca degli Scardovari (foto Maurizio Romio)
Sacca degli Scardovari (foto Maurizio Romio)
Cavane in Sacca degli Scardovari (foto Maurizio Romio)
Sacca degli Scardovari (foto Maurizio Romio)
Passeggiando con i delfini in località spiaggia di Barricata (foto Maurizio Romio – 17 agosto 2020)
Il salto del delfino di fronte al litorale di spiaggia Barricata (foto Maurizio Romio – 17 agosto 2020)
Fenicotteri Rosa nel Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Fenicotteri Rosa nel Delta del Po (foto Maurizio Romio)
Aurora sul Po delle Tolle (foto Maurizio Romio)
Paesaggio in località Bacucco (foto Maurizio Romio)
Risaie in località Ca’ Mello (foto Maurizio Romio)
Vista sul faro di Goro dall’Isola dei Gabbiani (foto Maurizio Romio)
Ibis in volo (foto Maurizio Romio)

Uva Garganega Dorata

Nel mese di ottobre la vendemmia dell’uva sta volgendo al termine e l’uva Garganega Dorata  anticipa i colori caldi dell’Autunno.

Uva Garganega Dorata
Grappolo di uva Garganega Dorata

I ricordi vanno all’infanzia, alla raccolta dell’uva, al torchio a mano, alla tinozza per la fermentazione del mosto.

Imbottigliare il vino in casa

Per coloro i quali non producono direttamente il vino e per chi non è astemio la scelta è tra acquistare il vino in bottiglia o sfuso da imbottigliare. In questo secondo caso ci sono alcune accortezze da seguire.

Se il vino, prima di essere imbottigliato,  rimane a lungo conservato in cantina all’interno di una damigiana si può aggiungere in superficie un lieve strato di olio enologico per creare così una sorta di protezione naturale contro le alterazioni di carattere biologico. È necessario usare bottiglie ben pulite e asciutte. La tradizione dell’imbottigliamento vuole l’uso di tappi in sughero. Il tappo ha una funzione molto rilevante nella conservazione del vino in bottiglia quindi è importantissimo scegliere tappi in sughero di buona qualità, senza fessurazioni o pori, e sceglierli della lunghezza e del diametro adatti al tipo di bottiglia che abbiamo scelto in base al tipo di vino da imbottigliare.

Il livello del vino all’interno della bottiglia deve essere alla giusta distanza dal tappo, circa due centimetri, per poter permettere la compensazione di eventuali aumenti di pressione.

Anche il modo di conservazione delle bottiglie riveste la sua importanza. Meglio se le bottiglie sono riposte orizzontalmente in quanto il tappo in sughero una volta bagnato aumenta di volume e permette di ottenere così un’ottima chiusura. Da sottolineare che il vino sa da tappo solo quando è stato usato un tappo in sughero di scarsa qualità… contaminato da funghi. A volte sul fondo della bottiglia si può formare del deposito. Non ci si deve preoccupare…  questi fondi di bottiglia sono piccoli cristalli di sali minerali naturali dovuti al fatto che il vino non ha subito trattamenti. In fase di consumazione per eliminare i fondi si può procedere ad un lento travaso da un contenitore ad un altro avendo l’accortezza nei vini frizzanti di procedere prima del travaso al raffreddamento del contenuto.

Ed ora… facciamo Cin cin.

Maurizio

Le foto pubblicate sono state scattate fra i vigneti che si estendono sulle dolci colline di Costabissara con una fotocamera Olympus OM-D E-M10 Mark III dotata di obiettivo ED 40-150 mm F4.0-5.6 R.