Due colombi innamorati. Festa di San Valentino

Colombi innamorati (Copyright foto Maurizio Romio)

La Festa degli Innamorati si celebra ogni anno nel mondo in molti paesi  il 14 febbraio, giorno di San Valentino.

Una data, il 14 febbraio, non scelta a caso per questa ricorrenza.

Un po’ di Storia

All’epoca dell’antica Roma Imperiale esisteva un’importante festività in onore del dio Fauno Luperco, associato alla fertilità, che si svolgeva dal 13 al 15 febbraio.

Con il consolidarsi del Cristianesimo nel 492 d.c. questa  festa  pagana venne abolita e al suo posto venne istituita, da papa Gelasio I, una festa dedicata all’amore in onore del  vescovo martire San Valentino di Terni che nel  corso della propria vita si era speso per sostenere e difendere coppie di  innamorati, celebrando ad esempio matrimoni che andavano spesso contro le leggi di quel tempo. Secondo la Storia il Santo Valentino morì martire, decapitato, il 14 febbraio dell’anno 273 in quanto non volle rinnegare difronte all’autorità imperiale romana la sua fede cristiana.

Secondo un’antica leggenda

Secondo un’antica leggenda il sacerdote Valentino aveva la consuetudine di aprire il giardino della sua abitazione ai bambini in modo che potessero liberamente giocare al suo interno.

Un giorno però Valentino fu arrestato e portato in prigione e da quel momento i bambini non poterono più accedere al giardino.

Venne però in loro aiuto una coppia di colombi che, come i bambini, frequentava  quel  luogo.

I colombi riuscirono a trovare dov’era rinchiuso il Santo.  Si avvicinarono alle sbarre della prigione. San Valentino legò al loro collo la chiave del proprio giardino e un contenitore a forma di cuore con dentro un biglietto con un messaggio d’amore indirizzato ai bambini firmato “Valentino”.

I due piccioni a quel punto ripresero la via del ritorno e portarono la chiave e il messaggio d’amore ai giovani e alle persone che San Valentino tanto amava.

Il Luì piccolo (Phylloscopus collybita) e il frutto della pianta del “caco”

(Leggi questo post in Inglese)

Trovare durante il freddo mese di gennaio ancora i frutti autunnali della pianta del “caco” appesi ai rami rappresenta per gli uccelli una vera grazia.

Chiamato anche il “cibo degli dei o “Cibo di Giove”, dal greco “Diospyros”, il “caco” (termine diffuso nell’uso popolare rispetto al nome corretto cachi o kaki (Diospyros kaki)), è un frutto ricco di importanti nutrimenti come sali minerali, potassio, vitamina A e C. E’ un frutto molto energetico in quanto ricco di zuccheri e quindi nella stagione invernale per gli uccelli questo frutto, se trovato disponibile in natura,  diventa una importante fonte di nutrimento.

Passeggiando per le vie del mio paese, Costabissara in provincia di Vicenza, ho potuto vedere e fotografare  un piccolo uccello passeriforme, il Luì piccolo (Phylloscopus collybita),  intento a nutrirsi di questo frutto.

Il Luì piccolo è un uccello di piccole dimensioni, circa 11 cm di lunghezza per 8 grammi di peso.

Ha un piumaggio color bruno olivastro sul dorso e più chiaro, con sfumature giallo biancastre, sul ventre.

Presenta una leggera striscia di color nocciola chiaro sopra gli occhi. Ha zampe scure tendenti al nero.

Davanti ad una pianta

Nel soffermarmi davanti ad una pianta del kaki ho potuto notare con quanto piacere questi piccoli uccelli si nutrono della polpa del suo frutto.

Ringraziamenti

Ci tengo a ringraziare con l’occasione il signor Giovanni, Gianni per gli amici, che mi ha concesso gentilmente di scattare qualche fotografia al suo albero del “caco” e ai suoi alati frequentatori.

Note dell’Autore

Foto di Maurizio Romio ©. Le foto sono state scattate a Costabissara (Vicenza, Italy) nel mese di gennaio 2026. Per la realizzazione delle fotografie ho utilizzato come corpo macchina una OM SYSTEM OM-1 MARK II e come lente il teleobiettivo OM System M.Zuiko ED 150–600mm f/5.0-6.3 IS Sync.

Il Martin pescatore in inverno

Per il Martin pescatore l’inverno è la stagione più critica. Essendo un uccello stanziale che si nutre principalmente di pesci, non è raro che nelle giornate invernali di maggior freddo, trovando i corsi d’acqua ghiacciati, abbia difficoltà a procacciarsi il cibo e si trovi nella necessità di effettuare spostamenti nel territorio, entrambi fattori che possono essergli fatali.

Nota dell’Autore

Foto di Maurizio Romio ©. La foto è stata scattata ad Arcugnano (Vicenza) nei pressi del lago di Fimon nel mese di gennaio 2026. Per la realizzazione della fotografia ho utilizzato come corpo macchina una OM SYSTEM OM-1 MARK II e come lente il teleobiettivo OM System M.Zuiko ED 150–600mm f/5.0-6.3 IS Sync.

Solitudine? Non siamo mai soli!

Solitudine?

Non siamo mai soli!

Nei momenti di freddo estremo, quando tutto intorno sembra farsi ghiaccio, un posto con un po’ di calore lo si trova sempre.

Nota dell’Autore

Foto di Maurizio Romio ©. La foto è stata scattata ad Arcugnano (Vicenza) nei pressi del lago di Fimon nel mese di gennaio 2026. Al momento dello scatto il lago era coperto da una coltre di ghiaccio. Per la realizzazione della fotografia ho utilizzato come corpo macchina una OM SYSTEM OM-1 MARK II e come lente il teleobiettivo OM System M.Zuiko ED 150–600mm f/5.0-6.3 IS Sync.

Airone bianco maggiore. Apertura alare su sfondo nero

L’airone bianco maggiore (Ardea alba Linnaeus, 1758) presenta un’ampia apertura alare che varia da 140 a 180 cm.

E’ distinguibile dalla garzetta (Egretta garzetta), oltre che per le dimensioni maggiori (circa 85-100 cm di altezza rispetto ai circa 55 cm della garzetta), per il becco giallo (nero nel caso della garzetta) e per i piedi neri (gialli nel caso della garzetta).

Vedi anche: https://www.romio.family/2025/01/22/un-airone-bianco-maggiore-ardea-alba-ha-scelto-di-passare-linverno-a-costabissara-a-great-white-heron-ardea-alba-has-chosen-to-spend-the-winter-season-in-costabissara

In fase di editing dell’immagine il colore bianco del piumaggio dell’airone è posto in risalto sullo sfondo nero sottoesposto.

Nota dell’Autore

Foto di Maurizio Romio ©. La foto è stata scattata in località Costabissara (Vicenza) nel mese di gennaio 2026. Per la realizzazione della fotografia ho utilizzato come corpo macchina una OM SYSTEM OM-1 MARK II e come lente il teleobiettivo OM System M.Zuiko ED 150–600mm f/5.0-6.3 IS Sync.

Reflections in the fog

(Leggi questo post in Italiano)

Fog, in addition to generating physical phenomena that affect the diffusion of light and visibility, can metaphorically evoke a condition of the human spirit where a lack of clarity can generate a sense of loneliness and bewilderment, transforming familiar landscapes into blurry images that make it more difficult to recognize an objective reality.

The poet Giovanni Pascoli in his poem “Fog” uses the meteorological phenomenon to express the sense of separation that humans sometimes experience.

Leggi tutto “Reflections in the fog”