
La nebbia oltre a generare fenomeni fisici che influenzano la diffusione della luce e la visibilità può evocare metaforicamente una condizione dello spirito umano dove una mancanza di chiarezza può generare un senso di solitudine e smarrimento, trasformando paesaggi conosciuti in immagini sfuocate che rendono più difficile il riconoscimento di una realtà oggettiva.
Il poeta Giovanni Pascoli nella poesia “Nebbia” utilizza questo fenomeno meteorologico, la nebbia, per esprimere il senso di separazione umana che a volte vive l’essere umano.
Nella nebbia ogni soggetto rimane un singolo che non vede in modo chiaro il suo prossimo.
Testo della poesia “Nebbia” di Giovanni Pascoli
Nebbia
Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
su l’alba,
da’ lampi notturni e da’ crolli
d’aeree frane!
Nascondi le cose lontane,
nascondimi quello ch’è morto!
Ch’ io veda soltanto la siepe
dell’orto,
la mura ch’ ha piene le crepe
di valeriane.
Nascondi le cose lontane:
le cose son ebbre di pianto!
Ch’io veda i due peschi, i due meli,
soltanto,
che danno i soavi lor mieli
pel nero mio pane.
Nascondi le cose lontane
che vogliono ch’ami e che vada!
Ch’io veda là solo quel bianco
di strada,
che un giorno ho da fare tra stanco
don don di campane…
Nascondi le cose lontane,
nascondile, involale al volo
del cuore! Ch’io veda il cipresso
là, solo,
qui, solo quest’orto, cui presso
sonnecchia il mio cane.
La nebbia annulla i nostri punti di riferimento, trasforma un paesaggio famigliare in un luogo sconosciuto costringendoci a rallentare.
La nebbia, privando la vista degli stimoli esterni, modifica i nostri “riflessi”, stimola le nostre “riflessioni”.
Vedi anche: https://www.romio.family/2019/11/23/natale-2019-riflessi-e-riflessioni/
