Un martin pescatore posato su una canna palustre in una gelida mattina d’inverno (foto Maurizio Romio)
Per il Martin pescatore l’inverno è la stagione più critica. Essendo un uccello stanziale che si nutre principalmente di pesci, non è raro che nelle giornate invernali di maggior freddo, trovando i corsi d’acqua ghiacciati, abbia difficoltà a procacciarsi il cibo e si trovi nella necessità di effettuare spostamenti nel territorio, entrambi fattori che possono essergli fatali.
L’airone bianco maggiore (Ardea alba Linnaeus, 1758) presenta un’ampia apertura alare che varia da 140 a 180 cm.
E’ distinguibile dalla garzetta (Egretta garzetta), oltre che per le dimensioni maggiori (circa 85-100 cm di altezza rispetto ai circa 55 cm della garzetta), per il becco giallo (nero nel caso della garzetta) e per i piedi neri (gialli nel caso della garzetta).
Fog, in addition to generating physical phenomena that affect the diffusion of light and visibility, can metaphorically evoke a condition of the human spirit where a lack of clarity can generate a sense of loneliness and bewilderment, transforming familiar landscapes into blurry images that make it more difficult to recognize an objective reality.
The poet Giovanni Pascoli in his poem “Fog” uses the meteorological phenomenon to express the sense of separation that humans sometimes experience.
La nebbia oltre a generare fenomeni fisici che influenzano la diffusione della luce e la visibilità può evocare metaforicamente una condizione dello spirito umano dove una mancanza di chiarezza può generare un senso di solitudine e smarrimento, trasformando paesaggi conosciuti in immagini sfuocate che rendono più difficile il riconoscimento di una realtà oggettiva.
Il poeta Giovanni Pascoli nella poesia “Nebbia” utilizza questo fenomeno meteorologico, la nebbia, per esprimere il senso di separazione umana che a volte vive l’essere umano.
Nella nebbia ogni soggetto rimane un singolo che non vede in modo chiaro il suo prossimo.
Testo della poesia “Nebbia” di Giovanni Pascoli
Nebbia
Nascondi le cose lontane, tu nebbia impalpabile e scialba, tu fumo che ancora rampolli, su l’alba, da’ lampi notturni e da’ crolli d’aeree frane!
Nascondi le cose lontane, nascondimi quello ch’è morto! Ch’ io veda soltanto la siepe dell’orto, la mura ch’ ha piene le crepe di valeriane.
Nascondi le cose lontane: le cose son ebbre di pianto! Ch’io veda i due peschi, i due meli, soltanto, che danno i soavi lor mieli pel nero mio pane.
Nascondi le cose lontane che vogliono ch’ami e che vada! Ch’io veda là solo quel bianco di strada, che un giorno ho da fare tra stanco don don di campane…
Nascondi le cose lontane, nascondile, involale al volo del cuore! Ch’io veda il cipresso là, solo, qui, solo quest’orto, cui presso sonnecchia il mio cane.
La nebbia annulla i nostri punti di riferimento, trasforma un paesaggio famigliare in un luogo sconosciuto costringendoci a rallentare.
La nebbia, privando la vista degli stimoli esterni, modifica i nostri “riflessi”, stimola le nostre “riflessioni”.
Il cervo nobile è un ungulato appartenente alla famiglia dei Cervidi.
Con il termine ungulato, dal latino ungulatum, “provvisto di unghie”, si comprendono gli animali che camminano sulle punte delle dita dotate di unghie, gli zoccoli. Altri ungulati che vivono in Italia allo stato selvatico sono ad esempio il capriolo, il camoscio, il daino, lo stambecco, il muflone.
Maschio adulto di cervo nobile. Si può notare l‘ “unghia” dello zoccolo. Foto: Maurizio Romio
Il cervo nobile viene chiamato anche cervo europeo e cervo reale. Il suo nome scientifico è Cervus elaphus.
Il termine “nobile” gli viene affiancato per il suo portamento maestoso, nobile e signorile.
Maschio adulto di cervo nobile. “Nobile” per il suo portamento maestoso e signorile. I maschi portano sotto la gola un specie di “collare”. Foto: Maurizio Romio
I cervi hanno un corpo ben proporzionato e sono dotati di arti sottili ma robusti.
Hanno la testa di forma allungata e grandi orecchie.
I maschi portano sotto la gola una specie di collare.
I cervi hanno occhi molto vivaci e presentano pupille di forma ovale.
Maschio di cervo nobile. I cervi presentano pupille di forma ovale. Sotto gli occhi si può notare il lacrimatoio. Foto: Maurizio Romio Primo piano di un cervo nobile maschio. Foto Maurizio Romio
Sotto gli occhi si può notare un’incavatura della pelle che prosegue lungo il muso. Questo avvallamento mette in risalto il lacrimatoio attraverso il quale fuoriesce un liquido untuoso e odoroso. Questo liquido ha varie utilità: al maschio serve per marcare il territorio attraverso lo strofinamento del muso e il conseguente rilascio del liquido sulla corteccia degli alberi; alla madre e ai cuccioli questo liquido serve per il reciproco riconoscimento.
Una caratteristica dei maschi del cervo nobile sono le corna, chiamati palchi, delle quali le femmine ne sono sprovviste.
Maschio di cervo nobile. In inverno i cervi scavano sotto la neve per cercare erba secca o radici. Foto Maurizio Romio
I palchi ogni anno, verso la fine di febbraio, cadono e nel giro di circa quattro mesi vengono interamente sostituiti dai nuovi.
La forma e grandezza dei palchi dipende da vari fattori, quali l’età (i giovani maschi ne sono privi), il sesso (le femmine ne sono sprovviste), la dieta e la salute dell’animale. I palchi possono arrivare a superare il metro di lunghezza. Foto Maurizio RomioMaschio adulto di cervo nobile. Esibire palchi molto estesi e articolati oltre ad attirare le femmine può indurre i rivali in amore a desistere dai combattimenti corpo a corpo. Foto Maurizio Romio
Come riportato in precedenza ogni anno i palchi cadono e se ne formano di nuovi con l’aggiunta di nuove punte. Si ritiene che si possa calcolare l’età di un esemplare maschio di cervo nobile contando un anno di età per ogni punta del suo palco. Diciamo che da questo conteggio possiamo ricavare un dato solo molto approssimativo mentre per un’indicazione più precisa dell’età bisogna rifarsi ad altre caratteristiche, tipo il processo di crescita e sviluppo dei denti.
Il palco di un maschio di cervo nobile adulto può arrivare e superare le 18 punte, il metro di lunghezza e i 10 kg di peso.
Vita sociale
Femmina di cervo nobile. Foto: Maurizio Romio
Le femmine dei cervi vivono in branchi guidati da una femmina capobranco.
I maschi adulti sono per lo più solitari e si uniscono ai branchi di femmine solamente nel periodo riproduttivo, verso settembre ottobre.
In questo periodo si può udire il forte suono, il bramito, emesso dal maschio con una duplice funzione: quella di richiamo sessuale nei confronti delle femmine e quella di dissuasione nei confronti degli altri maschi contendenti. Fare la voce grossa in questo caso riveste un’importanza fondamentale al fine di garantirsi la trasmissione dei propri geni.
Se nella competizione sessuale tra maschi la voce “grossa”, il bramito, non determinerà il vincitore ecco che allora i contendenti maschi faranno ricorso al combattimento fisico con l’uso dei palchi come arma contundente o di dissuasione. Esibire dei palchi molto estesi può indurre il rivale a desistere dal combattimento.
Le nascite si concentrano nei mesi di maggio e giugno.
Il giovane cervo viene svezzato tra i 6 e i 9 mesi di età, tra novembre e febbraio.
Il cerbiatto ha, nei primi 5-6 mesi di vita, un manto a fondo rossastro con macchie bianche che lo aiuta a mimetizzarsi.
Cerbiatto fotografato in dicembre. Foto: Maurizio Romio
L’inverno è la stagione più critica per questi animali
Femmina di cervo nobile con il suo cerbiatto. Foto: Maurizio Romio
Il cervo è un erbivoro e dal punto di vista nutrizionale ha una buona capacità di adattamento a seconda delle stagioni e della disponibilità di cibo.
Predilige i boschi di conifere o di latifoglie e le radure a essi adiacenti.
In primavera ed estate si nutre del foraggio dei pascoli, di frutti selvatici e di gemme.
In autunno e in inverno si nutre di erba secca e di corteccia.
Per far fronte ai rigori della stagione fredda in inverno il cervo modifica il suo metabolismo rallentando i battiti cardiaci e il movimento fisico. La temperatura corporea diminuisce così come le dimensioni dell’apparato digestivo.
Un cervo nobile maschio adulto può raggiungere un’altezza al garrese di circa 1,50 m e può superare i 200 chilogrammi.
I cervi nobili liberi in natura possono arrivare a 17-18 anni di età.